L’ACCOGLIENZA DEGLI IMMIGRATI FA DISCUTERE NELLE CITTA’

L’immigrazione è uno dei fenomeni sociali tra i più problematici e controversi che le nostre città si trovano ad affrontare. Negli ultimi anni, dopo la caduta del governo libico e la morte del Colonnello Gheddafi, che aveva profetizzato: «Se al posto di un governo stabile, che garantisce sicurezza, prendono il controllo queste bande legate a Bin Laden, gli africani si muoveranno in massa verso l’Europa. E il Mediterraneo diventerà un mare di caos» , l’Italia si è trovata in una situazione difficile, in cui ha dovuto gestire, e continua a gestire, un esodo dalle proporzioni bibliche. Ormai gli sbarchi di immigrati che arrivano quotidianamente sulle coste dell’Isola di Lampedusa non fanno neanche più notizia. E in mancanza di un reale piano d’ intervento politico a medio e lungo termine, chi sono gli operatori che materialmente si trovano ad affrontare e gestire questa situazione? La Marina italiana, la Croce Rossa e la Polizia di Stato, coadiuvati da altre forze dell’ordine, che con sacrifici enormi, fronteggiano un’emergenza storica con mezzi inadeguati.

Molte le città abruzzesi interessate dalla questione accoglienza immigrati, che fa discutere soprattutto lungo la costa: in particolare a Pescara e Montesilvano. Il primo problema che si presenta nel momento dell’ ”accoglienza” è quello sanitario; molti migranti, dopo aver girovagato nel deserto per giorni e dormito in giacigli di fortuna, ammassati in baracche esposti al caldo africano, sbarcano sulle nostre coste con problemi di salute: Hiv, Tbc, scabbia nei migliori dei casi. Dopo visite mediche alcuni vengono indirizzati in strutture ospedaliere ed altri inviati ai centri di accoglienza. Il secondo step è quello dell’identificazione attraverso l’assunzione delle impronte digitali. Siamo stati richiamati dall’ Europa sulla necessità di identificare tutti gli stranieri. Molti di questi si rifiutano perchè vogliono raggiungere altri paesi della comunità europea dove hanno già altri parenti. La Polizia di Stato deve procedere alla loro identificazione “anche con l’uso della forza”. Ora, non avendo una legge a tutela degli operatori della Polizia di Stato, che significa anche con l’uso della forza? Se un immigrato si rifiuta e un poliziotto dovesse procurargli delle lesioni, si pensi solo se lo straniero serra i pugni e il poliziotto per aprirgli le dita gliene dovesse slogare uno, la responsabilità ricadrebbe solo sul tutore dell’ordine. E infine c’è la sistemazione degli immigrati in strutture di accoglienza. In mancanza di un piano di razionalizzazione della loro dislocazione sul territorio, c’è stata una corsa al “miglior offerente”. Questo ha creato un problema con le comunità locali, abbassando il livello di sicurezza percepito dalla gente. Non si tratta di razzismo, termine inflazionato da una certa area politica, ma semplicemente di osservazione di un fenomeno rapportato al territorio e di esperienza diretta sul campo. Sono troppi gli immigrati che insistono a vivere in situazioni di “bivacco” e secondo regole tutte proprie. Assistiamo quotidianamente a scene che non ci appartengono, basta osservare come molti di loro rovistano tra i cassonetti della spazzatura alla ricerca di qualsiasi cosa. Questo non è denigrare lo straniero, personalmente sono stato sempre fautore che sotto il colore diverso della pelle il colore del sangue è lo stesso, ma è il fallimento della politica e della nostra società, priva di quei strumenti reali che permettano davvero un processo d’integrazione.

Non ultimo il problema della minaccia del terrorismo fondamentalista…ma questa è un’altra storia.

Eugenio ZACCARO

Segretario Generale Provinciale Aggiunto Coisp Polizia Pescara

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